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Come arginare la disoccupazione tecnologica?

9 novembre 2017

La tecnologia fa aumentare o diminuire l'occupazione? Il problema è uno dei più discussi tra gli economisti e i decisori, e ultimamente ha assunto toni particolarmente allarmanti. Se ne è parlato oggi al Cnel nel workshop organizzato assieme ad Anpal e Inapp e introdotto dal presidente Tiziano Treu. Relatori Stefano Scarpetta, direttore per l'Occupazione, il Lavoro e gli Affari Sociali OCSE, Stefano Sacchi, presidente dell'Inapp, e Maurizio Del Conte, presidente dell'Anpal.

Del Conte ha sottolineato come alcune riforme hanno ridisegnato il mercato del lavoro per adattarlo al nuovo contesto tecnologico e organizzativo: in particolare lo statuto del lavoro autonomo e lo smart working. La formazione riveste un ruolo fondamentale per rendere il progresso tecnologico un'opportunità e non una minaccia: ma come impostare una politica della formazione in questa fase economica così delicata? Preliminare è un'operazione di assessment professionale e individuale delle competenze. La formazione dev'essere "centrata sulla persona". "Oggi le carriere sono segmentate, un intervento formativo spot rischia di esaurire la sua efficacia quando il segmento si esaurisce". E tutta la filiera istruzione-formazione-lavoro va costruita a partire dalla domanda delle imprese. "È necessario orientare il ciclo della formazione verso il reale fabbisogno espresso dal mercato. Questo si può fare solo se esiste un sistema di formazione e di governo". È un problema quindi di governance, di come organizzare nel modo più efficiente l'offerta di formazione e di servizi per il lavoro. Un obiettivo che la digitalizzazione ha reso ineludibile, e che è necessario perseguire se si vuole sconfiggere il pericolo della disoccupazione tecnologica.